E’ il problema che più frequentemente si ha, parlando di infezioni in gravidanza.

Che cosa dà nell’adulto il CMV? Un semplice raffreddore, quindi nessuno sa di avere un’infezione da CMV. È un’infezione tipica da comunità, ed è escreto con le urine dei bimbi (ma, oltre l’urina, è anche presente in altri fluidi corporei: sangue, secrezioni naso-faringee, saliva, secrezioni vaginali, sperma). La fonte più frequente è comunque l’urina dei neonati, in seguito a cistite; basterebbe lavarsi le mani dopo aver cambiato il pannolino. 0,2-2% neonati • sieroconversione in gravidanza: 1-4% (si intendono le donne che sono naive e che si sieroconvertono in gravidanza. Perché un’infezione sia importante dal punto di vista neonatologico, bisogna avere un alto numero di pz gravide naive che possono essere contagiate, perchè se hanno già avuto un contatto prima della gravidanza, il problema non si presenta) • trasmissione: – intrauterina – intrapartum – neonatale con allattamento Quando si ha una infezione materno-fetale: nel 9 su 10 dei casi, il bambino è asintomatico e il 10% di questi avranno sequele tardive, soprattutto deficit uditivo neurosensoriale e ritardo mentale (il CMV è la causa più frequente di sordità); in 1 su 10 dei casi, il neonato è sintomatico e, di questi, il 90% ha problemi neurologici molto gravi: disturbi mentali, psicomotori, deficit visivi, autismo, paresi. DIAGNOSI. In primis, bisogna stabilire se la mamma è stata infettata. Va fatto un test a tutte le donne? No. In italia non si fa lo screening per il CMV. In ogni caso, volendo fare il test, si vanno a cercare delle IgG specifiche contro il CMV, in quanto le IgM specifiche in gravidanza hanno poca importanza; in particolare, le Ig importanti sono le IgG con avidity, che ci dicono che c’è stata un’esposizione negli ultimi tre mesi: si individua così una infezione primaria. Perciò questi esami si fanno nel corso del primo trimestre di gravidanza: se l’avidità è bassa, significa che l’infezione è stata pregravidica e quindi il rischio è infinitesimale. Una volta stabilito che la madre si è sieroconvertita, teoricamente si dovrebbe escludere un’infezione fetale, andando a prelevare liquido amniotico (amniocentesi) e fare una PCR su di esso per riscontrare CMV-DNA. Ma attenzione: feto infetto, non vuole dire feto affetto! Se il feto non è infetto, siamo tranquilli, perchè i rischi di malattia sono infinitesimali; se il feto è infetto, è necessario monitorarlo nel tempo. In realtà anche l’esame ecografico fatto in modo seriato (ogni 2-4 settimane) non ci garantisce che il feto non sia affetto. Quindi si è “solo” in grado di diagnosticare l’avvenuta infezione nella madre e se il feto è stato infettato (e non l’affezione del feto con assoluta certezza). Ad ogni modo, con l’eco si possono vedere dei segni tipici da affezione da CMV: – microcefalia – ventricolomegalia – calcificazioni cerebrali – epatosplenomegalia – iperecogenicita intestinale – idrope – oligoidramnios. MA l’assenza di segni ecografici non garantisce un esito normale della gravidanza. RACCOMANDAZONI • identificare madri; • identificare feti; • lavarsi bene le mani; • lo screening dell’infezione da CMV non deve essere offerto alle donne in gravidanza, poichè non ci sono prove di efficacia a supporto dell’intervento (non abbiamo né terapia né vaccino); • i dati degli studi osservazionali sulla profilassi o terapia con gammaglobuline anti-CMV specifiche disponibili non sono stati confermati da studi clinici controllati randomizzati;
• i farmaci antivirali utilizzabili per l’infezione si sono dimostrati teratogeni negli animali e mancano studi sull’uso in gravidanza (andrebbero testate solo le donne ad alto rischio, ossia le puericultrici e quelle che lavorano nei nidi e scuole elementari).